“Ballata in Minore” un film di Giuseppe Casu in concorso al Festival CINEMAMBIENTE -torino-2019

L’ultimo film di Giuseppe Casu, al Festival CinemAmbiente.https://cinemambiente.it/
Ingresso gratuito.
Il desiderio da parte del regista di tornare nella terra di origine, la Sardegna, la necessità di approfondire le ragioni di un non meglio definibile “senso di appartenenza”, prende la forma di un diario intimo errante alla ricerca delle diverse forme di resistenza della gente dell’isola. Al seguito di una carovana di artisti di strada, tra spettacoli e musica, discese all’interno della montagna e nella spiritualità locale, si susseguono gli incontri che raccontano di sfruttamento del territorio e di ritmi di vita non condivisi. Un dipanarsi di storie che via via si espande, svelando anche i destini dei viandanti, come quello di Rasid, marionettista rom bosniaco, fuggito dalla Jugoslavia in guerra, o di Carlos, cileno sbarcato in Italia tanti anni fa per sfuggire alla dittatura di Pinochet.
Al termine della proiezione, incontro con il regista e i protagonisti.

Giuseppe Casu (Cagliari, 1968) si è laureato in fisica nel ’93, ha poi seguito la scuola di regia e montaggio Anna Magnani a Prato, lo stage di regia Arscipro a Parigi e si è diplomato in montaggio all’Istituto Rossellini di Roma. Ha realizzato
diversi documentari, tra cui Arcobaleno (2002), Senza Ferro (2010), L’amore e la follia (2012).

Questo film si interessa a quelli che hanno lasciato il loro luogo, che si ritrovano ad affrontare una vita da “resistenti” e di sfida pacifica al sistema e ad un modo di vita utilitaristico, che percorrono ogni giorno la loro strada, che è segnata da un taglio netto. Carlos è uno di loro, e ci accompagna in un percorso di “incontri resistenti” nella terra di Sardegna.

Partito dal suo Cile a sei anni, Carlos è cresciuto e si è fatto una vita in Italia, dove ha messo su famiglia e ha fatto un figlio prima di affrontare una dolorosa separazione. Carlos sa ascoltare, ama la calma e la vita a bassa velocità ma sta bene anche in mezzo alla folla e al frastuono, come nel suo locale nel cuneese, “L’isola Condorito”.
Carlos ha deciso di costruire una carrozza per andare incontro a una nuova vita fatta di strada, musica e incontri, insieme alla sua famiglia: Uriel, figlio suo e di Manuela, sua compagna musicista e viaggiatrice.

exodus#126 ST from no heroes on Vimeo.

Su questa carrozza, Carlos ci guida da un incontro all’altro, in una Sardegna contraddittoria, dove la natura ruvida si alterna al prepotente intervento umano, dove convivono magia e tradimento, violenza e speranza.
Questi incontri portano il segno di un distacco e cercano una rinascita: che siano in esodo dalla propria terra o dal proprio destino, dalla propria anima o dallo sguardo altrui, queste donne e questi uomini hanno una straordinaria voglia di essere protagonisti della propria esistenza.

“Visto da una carrozza il mondo si muove con grazia, tra il dentro e il fuori non c’è un muro, c’è invece il tempo di fermarsi ad ascoltare. La carovana è un inesauribile gomitolo che svolge il suo filo per unire le isole umane di un arcipelago Mi piace pensare alla Sardegna come il laboratorio di un modo di vivere alternativo: vite da “resistenti”, con una predisposizione al moto continuo, alla migrazione. Quella dei sardi, in partenza e di ritorno, ma anche quella dei migranti che giungono ora in Sardegna dopo peripezie assurde e mortali. Voglio associare le storie di questi migranti a quelle di Carlos e Erwin fuggiti dal loro Cile, ma anche a quella di sardi andati via alla ricerca di lavoro e prospettive – come Anacleto, diventato legionario per non fare il minatore – e a volte tornati, magari nella generazione successiva. Il viaggio è il luogo naturale per gli incontri e per la riflessione scaturita da esperienze molto diverse tra loro. Nei paesaggi di un territorio sfruttato e abbandonato a se stesso, in contrasto con le atmosfere magiche che la natura riesce ancora a creare, l’isola porta con sé le tracce degli esodi che l’hanno attraversata. Anche del mio. Da quando ho lasciato la Sardegna, più di vent’anni fa, nella mia vita si alternano ciclicamente avvicinamenti prudenti e distacchi improvvisi dall’isola. La sua attrazione fatale sembra pari solo alla necessità di andarmene via. Ogni volta che torno la scopro un po’ più a fondo, sempre più a modo mio, con l’illusione di capire un giorno da dove vengo” – Giuseppe Casu