Sabato 21 settembre 2013 L’attesissima Orchestra CoCò

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Signore e signori: l’Orchestra Cocò!
Che cos’è l’Orchestra Cocò? Dietro questo nome che sa di primo novecento e che può far pensa-
re ad un grande organico musicale farcito di violini, viole, clarinetti, ottoni, percussioni e corpulenti
cantanti con cipria e mustacchi impomatati, si nascondono tre individui, 18 corde (vocali incluse)
e tante ottime intenzioni. Specchio dei tempi o proiezione del futuribile? Tra i vari, il primo scopo
dell’Orchestra Cocò, è quello di cantare e raccontare canzoni, possibilmente italiane, sicuramen-
te riviste attraverso un’ottica diversa, il modernissimo arrangiamento Cocò”. Questo inestimabile
ritrovato, figlio di tecnica ed esperienza, permette di prendere brani di tutte le fogge e dimensioni
e farli entrare comodamente, con criterio quasi sartoriale, in un contrabbasso, due chitarre ed una
voce. Il tutto grazie ai suoi elementi che permettono di farlo al meglio e in maniera molto persona-
le. Il secondo scopo dell’Orchestra Cocò è quello di stabilire una confidenza tale da poter entrare
direttamente nelle vostre case. Attenzione, l’Orchestra Cocò non è composta da volgari ladruncoli,
ma da tre provetti Arsenio Lupin della musica. Non siamo interessati alla vostra argenteria, a nin-
noli ed orologini, ma a prendere e dare emozioni, portare quelle mancanti, risvegliare quelle sopi-
te. Il suono dell’Orchestra Cocò si rifà al quintetto ritmico di Luciano Zuccheri e alle sue atmosfere
suonate e cantate nell’Italia degli anni’40. Il grande ispiratore è, ovviamente, Django Reinhardt
(omaggiato dalla chitarra solista di Augusto Creni) cui si aggiungono, poi, delle atmosfere canta-
te e soffici (apprezzati dal pubblico mulìebre, i brani dell’Orchestra Cocò, infatti, sono stati scelti
come colonna sonora ufficiale delle terme cromatico/sonore di Civitanova Scortico).
Augusto Creni suona una chitarra Dupont Busato.
Marco Maturo suona una chitarra Adriano Cacciotto.
Lucio Villani suona un contrabbasso Franz Bostyck 1898.

tratto da BLOGFOOLK MAGAZINE di Salvatore Esposito

E’ passato appena un anno da “Passepartout – Canzoni D’Amore” e l’Ochestra Cocò torna con un nuovo album “Hot Club”, frutto di un intenso lavoro maturato tra il palco e lo studio, e caratterizzato anche da prestigiosi incontri, come quello con Giorgio Conte, che, tra l’altro, è ospite anche in un brano. Rispetto al precedente, questo nuovo disco si muove su diversi piani, infatti mira non solo a riscoprire quel repertorio dello swing, che consentì a questo genere di diffondersi e farsi apprezzare in Europa, ma anche ritornando al jazz manuche dell’Hot Club De France di Stephan Grappelli e Django Reinhardt. Si parte con un sorprendente omaggio a Natalino Otto con “Mamma Mi Piace Il Ritmo”, interpretata magistralmente da Lucio Villani, che ci schiude le porte per un viaggio attraverso il repertorio degli standard del crooning americano, come dimostrano le belle versioni di “Cheek To Cheek”, “It Never Entered My Mind”, e “Starway To The Stars”, ma è con “Voglio Scoprir L’America” di Fred Buscaglione, ce si tocca uno dei vertici del disco con l’Orchestra Cocò che rilegge il brano in modo originale e per nulla scontato. Piacciono ed intrigano le traduzioni in italiano di alcuni classici del jazz, a partire da quella “Nature Boy”, che Natalino Otto rilesse con il titolo “Ricordati Ragazzo”, per giungere ad alcuni esperimenti come l’originale versione di “Melodie Au Crepuscole” di Django Reinhardt tradotta da Andrea Belli, e la splendida “My Favorite Things”. Pregevoli sono poi anche il duetto con Giorgio Conte su “Gne Gné”, ormai da diverso tempo nel repertorio di Orchestra Cocò, e la sorprendente rilettura di “Porto Cabello”, ancora dal repertorio di Django Reinhardt, che riannoda il fili del tempo, facendoci ritrovare l’Orchestra Cocò di nuovo alle prese con il suo primo amore, ovvero il jazz manuche. Completano il disco due brani originali in italiano, provenienti dal repertorio dei loro esordi, un divertente omaggio a Macario con “Mercì Beaucoup” e una simpaticissima ghost track in chiave Disney, con la rilettura di Urca Urca Tirulero di Roger Miller.