Nasce L’ Associazione Geronimo Carbonò

La storia di Geronimo Carbonò, scoperta quasi per caso nel patio interno della pizzeria di Jaime, simboleggia perfettamente lo spirito e il senso della nostra Associazione.
Un’Associazione di carbonai e “sovversivi”, nel senso più puro del termine, quello che identifica chi non si arrende di fronte a un destino già scritto.
Un’Associazione di utopisti, raggruppati intorno agli ideali di sempre, “di sconfitta in sconfitta verso la vittoria finale”, come diceva un vecchio poeta di Salgar.
Un’Associazione di migranti, soli in mezzo all’Atlantico come il buon vecchio Carbonò, alla ricerca di qualcosa che probabilmente non esiste.
Un’Associazione sospesa tra i continenti, pensata per esistere e non esistere a Viola come a Barranquilla, a Genova e in mezzo all’Amazzonia, se serve.
Un’Associazione che si occupi di poesia, di geografia, di storia, ma soprattutto di storie, da scrivere e raccontare, da filmare e cantare, da vivere.
Un’Associazione cosciente del destino che la attende: sconfitta e abbandonata, tradita dai propri stessi ideali, apolide di un mondo che ha contribuito a creare.


→ COME
La nostra Associazione sono i membri che la compongono, e tutti quelli che in qualche modo collaboreranno ai nostri progetti.

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Gerolamo Lagomarsino nasce nel 1790 a San Remo.
Suo padre è un rispettabile borghese genovese; sua madre ha origini piemontesi.
Nei primi anni del XIX secolo, rimane orfano di entrambi i genitori. Non esistono documenti ufficiali circa la loro morte, ma è lecito pensare che sia avvenuta per cause violente, dovuta probabilmente alle frequentazioni sovversive del padre.
E’ a quel punto che il giovane decide di vendere i poderi di famiglia e trasformare ufficialmente il suo nome in Geronimo Carbonò.
Folgorato dalle confuse notizie che provengono dal Nuovo Mondo, il giovane Carbonò abbraccia l’idea dell’utopia ed emigra a Lisbona. Qui spende tutte le sue fortune nell’allestimento di una piccola fregata, che arma con un piccolo esercito di trenta mercenari. L’immagine successiva è un diciottenne ebbro di follia al ponte di comando di una goletta in mezzo all’Oceano Atlantico. Insieme ai suoi trenta uomini, sta abbandonando definitivamente la sua terra natia per offrire anima e corpo al servizio della lotta eroica di Simòn Bolìvar, il Libertador dell’America Latina.

Raggiunte le coste caraibiche colombiane, il giovane Carbonò entra nella flotta marina di Bolìvar, e dedica vent’anni della propria vita alla lotta di liberazione contro l’Armata Spagnola in un primo momento, e successivamente nel tumulto delle guerre civili che da subito lacerano la neonata Republica de Nueva Granada. Con il passare degli anni, appare evidente che il sogno visionario di Simon Bolivar fallisce nella sete di potere delle borghesie locali. La Nueva Granada viene suddivisa in Colombia, Venezuela ed Ecuador, e Bolivar muore dimenticato e incompreso.

Nel dicembre 1833 Geronimo Carbonò, mutilato e febbricitante, scrive una lettera-testamento indirizzata al Presidente della giovane Repubblica colombiana, chiedendo una pensione militare che gli consenta di sopravvivere in una dignitosa agonia. La sua lettera non riceverà mai risposta.

Nei primi anni del XXI Secolo il signor Jaime, trombettista jazz e proprietario di una pizzeria a Barranquilla, decide di approfondire le proprie origini italiane, per chiedere una cittadinanza che gli permetta di ammirare le meraviglie di Venezia e Firenze. Tra gli scaffali dell’Archivio Nazionale di Bogotà, si imbatte nel testamento dettagliato del suo bisnonno, Geronimo Carbonò. Quando presenta i documenti al Consolato Generale Italiano di Bogotà, arriva l’ultima beffa: Gerolamo Lagomarsino, nel momento in cui scelse di cambiare il proprio cognome, rinnegò la propria patria, la “terra dei padri”.

Contatti:

geronimocarbono@gmail.com

In questo comunicato una delle tante iniziative a cui si dedica la neonata associazione di combattenti
Comunicato stampa del comitato per l’indipendenza della Tanaria