Skeches of Hazy loper di Davide Vanni

In questo video l’incontro con la musica Folk Noir di San Francisco, con gli Hazy Loper per l’occasione accompagnati dalla meravigliosa violinista Morgan.
Emozionante!

Foto di Sonia Ponzo

sketches of hazy loper from davide vanni on Myspace.

AFFASCINANO I SUONI DEL BANJO DI PATRICK KADYK. Giovedì 18 ottobre al Condorito di Margarita si sono esibiti gli Hazy Loper, un duo (per l’occasione un trio) da San Francisco in Italia, per poche e preziose date. L’atmosfera era davvero suggestiva. Un caminetto acceso, una birra, luci soffuse e parecchia gente per l’occasione. Echi di Arcade Fire e un pizzico di Black Heart Procession ed ecco comparire gli gli Hazy Loper. Questa band acustica di San Francisco propone un folk gotico-zingaresco che mescola antichi umori degli Stati Uniti occidentali con quelli dell’est europeo. Le canzoni sanno di epopea storica. Ricordano un po’ le storie degli immigrati in America, dal sapore vagamente amaro.
Patrick Kadyk, liutaio e musicista autodidatta, fonda gli Hazy Loper nell’autunno del 2000.
Concentrandosi sugli strumenti a corda, realizza parecchi banjo e liuti che riflettono sia lo stile mid-west statunitense che quello est-europeo; è un abile liutaio anche per quanto riguarda le chitarre acustiche. Il primo cd, Yonder Go (2001), è un’impresa solista di Patrick e ormai un’ambita rarità nel catalogo dell’Out of Round Records, etichetta post-folk con base in Alabama. Voci scure, lamentose cavalcano gli intricati mulinelli di banjo e fiddle. Il secondo disco, Wander On (2003), ricorda migliaia di strade selvagge e solitarie: ai suoni root degli Stati Uniti si mischiano generi euro-asiatici coi loro tipici strumenti.

Qui Patrick si apre alle collaborazioni: combina i suoi banjo e la sua voce con le tablas e le altre percussioni di Anah K (Down River), i clarinetti di Tim White, il mandolino e la tromba di Daryl Henline: il risultato è un affascinante sposalizio fra le sonorità degli Appalachi e quelle delle culture nomadi che da secoli percorrono il vecchio continente: incontro che riflette lo spirito cupo ed errabondo dei nomadi, dei solitari e dei cieli tempestosi che li incorniciano.

Con il secondo lavoro in studio, High in the Murk (2004), gli Hazy Loper acquistano il talento di Devon Angus, anima artisticamente gemella di Patrick, e la sensibilità di Norman Rutherford, polistrumentista jolly, o meglio mentore di molti gruppi dell’Out of Round Records: di cui è il fondatore, l’animatore, l’attivista. Altri affiliati dell’etichetta, Andrew Kushin e Peter Whitehead, contribuiscono al nuovo progetto degli Hazy Loper col basso acustico e il fiddle. Entrambi dediti agli strumenti a corda, Patrick e Devon si alternano al banjo e alla chitarra, si spartiscono la scrittura dei brani e il canto, arrivando anche a riarrangiare in maniera sorprendente insospettabili classici del calibro di Guns of Brixton (The Clash) e Gypsy Wife (Leonard Cohen).
Ed è proprio questa canzone che apre il concerto al Condorito.

Devon inoltre ha una voce profondissima che riesce a catturare gli spettatori; il suono del violino è ipnotico, il modo in cui son vestiti rispecchia quell’America stereotipata nella pubblicità del Jack Daniels… che invecchia lentamente nelle botti di rovere… Ne deriva una melanconica scia di melodie serpeggianti, un antico mormorio come di foglie smistate dal vento. Coi loro strumenti realizzati nella bottega di Patrick, gli Hazy Loper hanno suonato intorno alle coste e in vari anfratti d’Europa, consapevoli che il loro gothic folk dai tratti gitani, originale e insieme senza tempo, unisce il nuovo al vecchio continente come se scaturisse da terre primordiali, indivise, dalle selve o dai gemiti di un inestinguibile fuoco di campo. (testo tratto dal sito dell’Out of Round Records e correlati; traduzione e montaggio a cura di Ribéss Records)

Raro è, in ogni caso, vedere un suonatore di banjo in Italia e raro è anche vedere che proprio lui è il liutaio dei suoi strumenti. Il loro ultimo lavoro, con vari brani suonati nella serata, “the ballad of Lucy Gray” consacra la straordinaria alchimia del duo, aggiunge alcuni musicisti, dei quali è solo presente Morgan in tour (la violinista).
La loro breve avventura italiana (paese del quale si dichiarano innamorati) si è concluso il giorno dopo a Rimini. Di straordinaria atmosfera: speriamo di rivederli in provincia.

Arianna Siliprandi